Il ‘they’ singolare per un linguaggio inclusivo

Il ‘they’ singolare è la parola del 2019 per il Merriam-Webster. Ecco perché è importante usare un linguaggio inclusivo quando si scrive un progetto.

Il they singolare è la parola del 2019 secondo il dizionario Merriam-Webster. È una scelta che indica crescente attenzione, almeno nel mondo di lingua inglese, ad un linguaggio non sessista e più inclusivo. Questa tendenza riguarda non solo l’ambito degli studi di genere, ma investe tutto il mondo accademico.

Anche in Italia questa sensibilità verso un linguaggio più inclusivo rispetto al genere si sta imponendo piano piano. Nel 2018 il MIUR ha pubblicato alcune linee guida per la scrittura di testi di natura amministrativa non sessisti.

In realtà, questa attenzione dovrebbe riguardare non solo i testi amministrativi, ma anche la scrittura accademica in tutte le sue forme, comprese le richieste di finanziamento ossia i progetti.

L’uso del “they” singolare

La voce 'they' in un dizionario di lingua inglese
Il Merriam-Webster ha scelto il they singolare come parola dell’anno 2019.

La scelta del they singolare è particolarmente azzeccata perché mette in evidenza la complessità della questione del linguaggio inclusivo.

Il pronome singolare they (e le sue forme derivate them, their e themselves) è sempre più usato in due casi specifici, come mostra il Chicago Manual of Style:

  1. per riferirsi ad una persona indeterminata qualunque sia il suo genere, e
  2. per riferirsi ad una persona specifica che non si riconosca in nessuno dei due generi (maschio o femmina) e rifiuti il binarismo di genere.

In italiano è difficile trovare un’espressione analoga. L’uso dell’asterisco (*) o della chiocciola (@) svolge le due funzioni in testi informali, ma non ha ottenuto lo stesso riconoscimento in ambito accademico.

Linguaggio inclusivo, discriminazioni e stereotipi

Chi è favore ad un linguaggio non sessista, molto spesso collega le discriminazioni e gli stereotipi di genere alle scelte linguistiche tradizionali che vedono nel genere grammaticale maschile come universale, valido sia per uomini che per donne.

Chi è contrario, invece, sottolinea come genere grammaticale e genere come categoria sociale non vadano confusi e che il linguaggio non abbia responsabilità rispetto ai casi di discriminazione di genere. Inoltre, ritiene che le regole o i suggerimenti fatti rendano i testi più macchinosi e di difficile comprensione.

Forse la discriminazione non nasce dal modo in cui parliamo ma, all’opposto, le nostre scelte linguistiche esprimono talvolta un pregiudizio di genere. Certo è – secondo me – che un linguaggio poco curato sotto l’aspetto di genere rafforza, involontariamente e senza che ce ne rendiamo conto, tali stereotipi.

Pensiamo ad un altro caso. Oggi nessun condivide pregiudizi contro i mancini le persone mancine, eppure il mondo è fatto da oggetti pensati per chi usa preferibilmente la mano destra, anziché la sinistra. Chi si occupa di design lo sa e conosce quali sono le soluzioni disponibili o ha gli strumenti per trovarne di nuove. Continuare a proporre oggetti inutilizzabili da chi usa la sinistra significa fare del cattivo design e soprattutto creare un nuovo handicap.

Tre motivi per scrivere un progetto in un linguaggio inclusivo

Per convincervi di quanto sia importante che non solo i testi amministrativi ma tutti i testi scientifici adottino un linguaggio non sessista, voglio qui analizzare il caso della stesura di un progetto per chiedere un finanziamento. Ecco qui tre motivi per essere più sensibili e attenti.

1. Per chiarezza e precisione

La chiarezza e la precisione del testo sono due valori fondamentali. È importante che chi legge (e valuta!) la proposta, colga senza fatica il messaggio del testo e non sia indotto a incomprensioni.

Essere inclusivi significa essere più precisi e fedeli alla realtà: esplicitare che ci riferisce a persone di entrambi (o tutti) i generi oppure, nei casi in cui ci si riferisce ad una persona determinata, adattare il messaggio al genere in cui quella persona si riconosce.

In entrambi i casi, essere inclusivi è uno dei modi di far giungere il proprio messaggio al (potenziale) destinatario, qualunque sia il suo genere.

Though sexist language is not strictly a matter of clarity, any writing habit that builds a barrier between you and half your readers must reduce the impact of your message. (…) inclusive writing usually makes more sense and more accurately reflects reality.

— Martin Cutts, Oxford Guide to Plain English, Oxford University Press 20134, pag. 135

Spesso si lamenta che le strategie linguistiche suggerite per un testo non sessista lo rendano più complesso, macchinoso e pesante. In realtà si tratta, di volta in volta, di trovare la strategia che renda il testo contemporaneamente chiaro e inclusivo, così come siamo sempre alla ricerca di strategie per ottenere un testo preciso e sintetico allo stesso tempo.

Le difficoltà di rendere inclusivo un testo variano a seconda della lingua: in italiano (dove esistono due generi grammaticali) la complessità aumenta rispetto all’inglese (che invece di fatto non ha generi grammaticali). Qualunque sia la lingua, spesso c’è più di un modo per ottenere buoni risultati. Vale, quindi, la pena di dedicare un po’ di sforzo e di ingegno per evitare che il testo risulti discriminatorio.

2. Per coerenza

Se avete dedicato attenzione all’equilibrio di genere degli organi di governo del progetto e avete sviscerato gli aspetti di genere della vostra ricerca, sarebbe un peccato non mostrare la stessa sensibilità nello scritto.

È bene evitare, quindi, di parlare di chairman della General Assembly quando sarebbe bastato usare chair o chairperson.

Parlando di un questionario che sarà distribuito a uomini e donne, invece di scrivere:

Each respondent will be required to give information about his political and religious believes

si può scrivere:

All respondents will be required to give information about their political and religious believes

oppure, usando il they singolare:

Each respondent will be required to give information about their political and religious believes.

3. Per opportunità

Se siete ancora dell’idea che, dopo tutto, il linguaggio inclusivo sia un inutile appesantimento e che non abbia nulla a che vedere con i pregiudizi e le discriminazioni di genere, riflettete su questo fatto.

La vostra proposta sarà letta da ricercatori e ricercatrici che sono sensibili a questo tema. L’attenzione sul linguaggio inclusivo è molto alta nel mondo accademico, soprattutto nel mondo anglosassone.

Su queste persone, un testo sessista fa lo stesso effetto di un testo pieno di errori grammaticali o poco curato dal punto di vista grafico.

Certamente, questa scarsa sensibilità verso l’inclusività del linguaggio ha poco a che fare con l’idea di progetto che state esponendo. Ma lascia sempre un certo retrogusto amarognolo in chi si aspetterebbe una maggiore consapevolezza.

Alcune risorse per approfondire il tema

Se questi argomenti vi hanno convinto e volete scoprire quali sono le soluzioni più comuni in inglese per adottare un linguaggio non sessista, potete dare un’occhiata ad alcune risorse che si trovano facilmente sul web.

Qui trovate un elenco non esaustivo:

Per chi invece preferisce un buon vecchio libro, qualunque buon manuale di scrittura accademica o anche il citato manuale di Martin Cutts offre consigli utili per usare un linguaggio non sessista e più inclusivo.

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Nota: Mentre ho scritto questo post, ho cercato di rivedere il testo rendendolo più inclusivo. Spero di aver mostrato che basta poco, anche in italiano, per migliorare il testo.