La fuga di cervelli e i dati ERC

Continua qui l’analisi dei dati ERC per i bandi Starting e Consolidator Grant, per capire le dimensioni della “fuga dei cervelli” e apprendere alcune lezioni.

La maggior parte dei commenti ai dati dei progetti selezionati, richiamano l’attenzione sul fenomeno della fuga di cervelli (“brain drain” in inglese). Una lettura più attenta dei dati, ci permette di afferrare alcuni aspetti di questo fenomeno.

Cos’è la fuga di cervelli

Con “fuga di cervelli” si intende l’emigrazione di giovani ricercatori che si sono formati in Italia e trovano occupazione all’estero. Sempre più spesso l’espressione è usata anche per giovani laureati. Il termine suggerisce che tale movimento migratorio sia dovuto a punti di debolezza del sistema della ricerca italiana, quali le scarse opportunità di lavoro o dinamiche distorte da nepotismi e clientelismi. Con l’espressione vengono messe in secondo piano altre cause quali la volontà di fare esperienze all’estero, la ricerca di una carriera presso i top players della ricerca a livello mondiale, o anche semplici motivi familiari che spingono i giovani ricercatori verso l’estero, anziché via dall’Italia.

Il termine è probabilmente stato coniato sulla base di espressioni quali “fuga dei capitali” – qui intesi come capitale umano – o “fuga degli investitori”.

Il termine inglese “brain drain” – che significa letteralmente prosciugamento o drenaggio di cervelli – mette in evidenza più correttamente l’impoverimento del tessuto sociale ed economico: ingenti risorse spese nella formazione  si rivelano un investimento che non va a buon fine, perché il sistema non è in grado di trattenere quei ricercatori.

Il fenomeno non è solo italiano, né recente, come mostra il grafico Ngram Viewer qui sotto, riferito alle due espressione, in testi in lingua italiana e inglese.

Un’analisi dei dati ERC

L’ERC (European Research Council) ha sempre comunicato i risultati delle selezioni dei bandi, accompagnandoli con informazioni relative alla nazionalità e alla residenza dei principal investigator, nonché alla provenienza del principal investigator in rapporto ai paesi delle host institution. Sono queste cifre a richiamare l’attenzione dei commentatori e dei giornalisti e a far parlare di ennesima conferma della fuga di cervelli.

Purtroppo il confronto tra i bandi Starting Grant (StG) e Consolidator Grant (CoG) è reso complesso dal fatto che i dati forniti sono di volta in volta diversi. Per maggiori dettagli rimando alla nota qui sotto.

Le tabelle seguenti cercano, comunque, di riassumere la situazione per i bandi dal 2009 ad oggi. I dati in corsivo indicano stime di minima o massima, ottenuti confrontando le nazionalità dei ricercatori che hanno presentato i progetti con enti italiani e i paesi di residenza dei ricercatori italiani. Gli altri sono dati comunicati direttamente da ERC.

BandiStG 2009StG 2010StG 2011StG 2012StG 2013CoG 2013StG 2014
PI italiani32414942174628
― residenti in Italia14 – 1617 – 2222 – 262272010
― residenti all’estero16 – 1819 – 2423 – 2720102618
PI residenti in Italia162226> 24> 6> 19> 11
Tabella 1: PI italiani per residenza e PI residenti in Italia, secondo i dati ERC per i bandi StG / CoG 2009-2014. In corsivo i dati stimati attraverso proprie rielaborazioni.
BandiStG 2009StG 2010StG 2011StG 2012StG 2013CoG 2013StG 2014
Totale1622282482011
PI italiani che restano in Italia141722225199
PI europei (non italiani) che restano in Italia2221101
PI non europei che restano in Italia0011001
PI di qualunque nazionalità che arrivano in Italia 0330210
Tabella 2: PI in Italia per residenza e nazionalità, secondo i dati ERC per i bandi StG / CoG 2009-2014.

Salta immediatamente agli occhi è che almeno la metà dei ricercatori italiani era residente all’estero al momento della partecipazione al bando.

Il Grafico 1  mostra sia il caso della migliore delle ipotesi, ossia quella che minimizza il numero di ricercatori italiani all’estero, sia la peggiore – ovviamente “migliore” e “peggiore” esprimono il punto di vista di chi auspica la presenza dei ricercatori italiani in Italia. Davanti a questo dato è difficile parlare di fuga di cervelli collegato a ERC, nel senso che i cervelli erano già fuggiti.

Oiù della metà dei ricercatori italiani si trovavano all'estero al momento del bando.
Grafico 1: Principal Investigator italiani residenti all’estero. Bandi ERC StG e CoG, periodo 2009-2014

Come si muovono gli italiani con i fondi ERC

È possibile rielaborare ulteriormente i dati, incrociando la residenza dei ricercatori italiani con la sede delle host institution scelte. Avremo così quattro gruppi:

  • gli stanziali: ricercatori italiani già presenti in Italia e che restano nel nostro Paese;
  • gli emigranti, ossia quegli italiani che decidono di lasciare l’Italia e andare all’estero, i cosiddetti cervelli in fuga;
  • i rientranti, ossia gli italiani all’estero che decidono di tornare in Italia;
  • e i nomadi: gli italiani attivi all’estero che scelgono di restare all’estero (nel paese in cui vivono o in un altro – al momento lasciamo aperta la questione).

La tabella che segue riassume i dati relativi a questi quattro gruppi, per quanto è possibile desumere dalle informazioni fornite dall’ERC.

BandoStG 2009StG 2010StG 2011StG 2012StG 2013CoG 2013StG 2014
Stanziali: PI italiani residenti in Italia che restano in Italia141722225199
Emigranti: PI italiani che lasciano l'Italia0 - 20 - 50 - 40211
Nomadi: PI italiani residenti all'estero e che rimangono all'estero16 - 1816 - 2420 - 27208 - 1025 - 2619
Rientranti: PI italiani residenti all'estero che rientrano in Italia00 - 30 - 300 - 20 - 10
Tabella 3:: PI Italiani suddivisi per direzione del flusso migratorio da e per l'Italia.

Emergono chiaramente due gruppi maggioritari: da un lato gli italiani rimasti nel nostro paese (gli stanziali), dall’altro gli italiani all’estero che presentano una proposta presso un ente straniero (i nomadi).

Il flusso di italiani – a seguito del contributo ERC – sia in in ingresso, sia in uscita risulta molto ridotto. In altre parole, il contributo europeo non incoraggia la fuga di cervelli, né il loro rientro.

Se poi ricordiamo l’osservazione dell’Annual Report on the ERC activities and achievements in 2013 (pagina 44), che avevo già citato in un post precedente, notiamo che anche gli italiani (sia all’estero che in Italia) tendono per il 90% dei casi a presentare proposte con istituzioni del paese in cui risiedono. Di più: non mi sorprenderebbe scoprire che la host institution scelta sia proprio quella in cui stanno lavorando al momento del bando – ma questa analisi va al di là delle mie capacità.

Alla luce di questo, quali sono le reali possibilità di incidere dei programmi di rientro dei cervelli che i governi italiani periodicamente propongono (l’ultimo in ordine di tempo il Programma Montalcini del MIUR che scade in marzo)?

Capacità di attrazione delle università italiane

Le persone più addentro alle questioni ricordano giustamente che il problema della fuga di cervelli non è tanto una questione relativa ai ricercatori italiani che escono, quanto della scarsa attrattività dell’Italia per i ricercatori stranieri. In breve, il problema italiano è che il flusso in uscita non è bilanciato da un pari flusso in ingresso.

Il grafico 2 confronta il numero di ricercatori italiani che hanno lasciato il Paese (considerando l’ipotesi peggiore) con il numero di ricercatori che sono arrivati in Italia grazie al finanziamento ERC. (Andrebbe considerato che i dati non ci permettono di capire quanti ricercatori stranieri residenti in Italia ci abbiano lasciati, né quanti ricercatori italiani residenti all’estero siano compresi tra quelli entranti.)

Si vede che complessivamente il saldo è negativo, e rischia di esserlo ancor di più, considerando che alcuni dei ricercatori che arrivano in Italia erano probabilmente ricercatori italiani all’estero.

La bilancia del brain drain è sempre a svantaggio dell'Italia.
Grafico2: Ricercatori italiani in uscita e ricercatori in ingresso. Bandi ERC StG CoG 2009-2014.

Se consideriamo i dati dei bandi 2009-2014 dei paesi che hanno ospitato almeno 50 proposte, notiamo che l’Italia (grafico 3) che si pone a metà classifica in termini assoluti per il numero di ricercatori in ingresso, e migliora la propria posizione se confrontata in termini relativi, come percentuale del totale delle proposte ospitate.

In effetti, anche nell’ultimo bando Starting Grant, “17 italiani premiati effettueranno […] le loro ricerche in Gran Bretagna (7), Germania (3), Olanda (2), Francia (1) e Spagna (1)”, come ci informa un articolo del Sole 24 Ore.

L'Italia si posizione a metà classifica per numero di ricercatori in ingresso.
Grafico 3: Ricercatori in ingresso nei Paesi con almeno 50 proposte. Bandi ERC StG / CoG 2009-2014.

Quanto poco sia attraente l’Italia per i ricercatori stranieri, emerge in maniera ancora più drammatica se si considerano non solo i ricercatori in ingresso, ma anche quelli che già risiedono nel nostro Paese. Il grafico 4 mostra come l’Italia occupi gli ultimi posti della classifica, sia in termini assoluti che relativi. Questo dato rafforza ulteriormente il sospetto che tra i ricercatori in ingresso molti possano essere in realtà italiani di ritorno.

L'Italia è in fondo alla classifica per capacità di attrarre ricercatori dall'estero.
Grafico 4: Numero di ricercatori in ingresso o ricercatori stranieri già presenti nel paese (solo paesi con più di 50 proposte). Bandi ERC StG CoG 2009-2014.

Incidentalmente, notiamo che i grafici 3 e 4 confermano quanto avevamo visto in precedenza: ci sono Paesi che tradizionalmente ospitano e attraggono ricercatori da tutti i Paesi, come il Regno Unito (sia in termini assoluti sia relativi), ma anche Austria e Svizzera (tenendo conto delle loro dimensioni).

Il suggerimento è quindi di non concentrasi sulle misure da attivare per far “rientrare i cervelli” italiani, ma su come aumentare la capacità del sistema della ricerca italiana di attrarre ricercatori dal tutto il mondo.

Alcune considerazioni conclusive

Il fenomeno della “fuga di cervelli” è avvertito come centrale in tutta Europa e a livello globale. I dati ERC rappresentano solo un tassello, relativo a ricercatori riconosciuti eccellenti e non a tutti i ricercatori (o più estesamente ai laureati), e limitato ad un fascia di carriera lavorativa (e indirettamente di età) specifica.

Tuttavia, alcune osservazioni possono essere tratte, tenendo presente che – potenzialmente – il contributo ERC rappresenta uno stimolo tanto per lasciare il proprio Paese e iniziare a fare ricerca all’estero, quanto per chi cerca il modo di rientrate nel proprio Paese. Tutto dipende da quale host institution il ricercatore ha scelto al momento della presentazione della domanda ERC.

Abbiamo notato che:

  1. i dati ERC confermano la rilevanza del brain drain per l’Italia, sia in termini di ricercatori italiani all’estero, sia di scarsa attrazione esercita dal sistema italiano sui ricercatori stranieri;
  2. i bandi ERC non influenzano questo fenomeno, ossia né contribuiscono ad aumentare i ricercatori all’estero, né a farli rientrare: semplicemente i principal investigator italiani decidono di rimanere là dove si trovano per lavoro;
  3. sembra necessario concentrare gli sforzi e le risorse per attrarre ricercatori, qualunque sia la loro nazionalità, piuttosto che voler far rientrare gli italiani (e solo quelli) con programmi ad hoc.

Non possiamo parlare della migrazione delle persone qualificate come si è parlato dei fenomeni migratori di massa di fine Ottocento o prima metà del Novecento. La libera circolazione dei lavoratori è un diritto dei cittadini europei, nonché un’occasione di crescita professionale: arrestare i flussi migratori è quindi sbagliato e controproducente. Si tratta piuttosto di renderli più equilibrati tra uscite ed ingressi di ricercatori.

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Nota

I dati utilizzati stati tratti dalle statistiche fornite da ERC che accompagnavano i comunicati stampa (disponibili sulla pagina dei comunicati stampa) relativi agli esisti dei singoli bandi.

I dati statistici forniti con i comunicati stampa dei bandi Starting e Consolidator Grant in FP7 variano in base ai bandi, come segue:

Bando Nazionalità dei PI Residenza* dei PI per nazionalità del PI Paese di residenza dei PI Origine dei PI ospitati dal Paese
2007 valori percentuali n/a n/a n/a
2009, 2010, 2011 valori assoluti n/a val. assoluti val. assoluti
2012, 2013, 2014 valori assoluti valori assoluti n/a val. assoluti

* Nel proprio paese o all’estero.

Per uniformare i dati riportati nelle tabelle 1 e 2 ho proceduto in questo modo:

Bando 2007: escluso dal confronto, per mancanza di dati sufficienti comparabaili

Bandi 2009 – 2011:

  • PI italiani residenti in Italia: il valore minimo è pari a “Grantee in the country, national of the country” (riportato in fig. Mobility: Incoming and staying grantees); il valore massimo è dato da “Nationals in home country” (in fig. Nationals in home country and abroad);
  • PI italiani residenti all’estero è la differenza tra il numero di PI italiani e il numero (intervallo) di PI italiani residenti in Italia.

Bandi 2012-2014:

  • PI residenti in Italia: è compreso tra 0 e il numero di “Grantee in the country, national of the country” (in fig. Mobility: Incoming and staying grantees).